ADOTTATA CASA CAMMARATA

ABBIAMO ADOTTATO CASA CAMMARATA:

FACCIAMO DI MAREGROSSO LA “VIA DELLE BELLE ARTI”!

Meglio conosciuta come “Casa del Puparo”, si trova a Maregrosso, stretta tra grandi supermercati e ipermercati ed è il monumento che abbiamo adottato...

Il nostro Istituto Comprensivo, su sollecitazione della Dirigente Giusi Scolaro, ha, infatti, aderito al progetto nazionale “La scuola adotta un monumento”, promosso dalla Fondazione Napoli Novantanove e inserito nel Patto Territoriale del Comune di Messina grazie all'assessore Patrizia Panarello.

Ci sembra giusto, ad inizio del progetto, rendere tutti partecipi del momento di “nascita” di questa idea – precedente alla decisione di aderire a “La scuola adotta un monumento” –, perché è stato un momento didattico veramente intenso e importante, che - come ha suggerito la Dirigente - potrebbe ripetersi per tutte le classi che lo desiderino. D’altra parte adottare un monumento è un impegno etico, politico e civile molto serio, come potete leggere sul sito del progetto http://www.lascuolaadottaunmonumento.it/

Molti dei ragazzi che popolano le nostre classi, in modo a volte gioioso, a volte più spento, a volte eccessivamente irrequieto, ma che danno il colore e la voce alla nostra scuola, vivono proprio nel quartiere di Maregrosso. Una zona che uno sviluppo urbano poco lungimirante ha tagliato via dal mare, quel “mare grosso”, agitato e aperto, che nel dopoguerra, ancora blu e cristallino, era meta di bagni e domeniche di sole sulla spiaggia, vissuto dagli abitanti della zona Sud come luogo bello in cui trascorrere del tempo. Oggi quel mare non si vede più, perché la ferrovia lo separa dalla strada, ma anche perché chi riesce comunque ad arrivarci ne può solo constatare il degrado.

Proprio là, tuttavia, in mezzo alle casette, come un’ultima zona di resistenza alle babeliche e omologanti costruzioni industriali – di cui molte sono ormai abbandonate al lavoro del tempo e non affidate a quello di operai che, pure, le hanno vissute in passato – i resti della casa del Cavalier Cammarata, il “Puparo”, esistono, stanno, si mostrano. La mera esistenza nel tempo come forma di resistenza, di testimonianza, che qualcuno – un uomo geniale con appena la quinta elementare – ha voluto costruire con perseveranza, anno dopo anno, mentre attorno sorgevano capannoni grigi. La sua gente, la gente di Maregrosso, viveva nelle casette dentro vie che portano nomi di altre città – via Lecce, Via Avellino, Via Potenza – ma guidata verso il quartiere di Provinciale da quella via dedicata a un personaggio importante, via Teodoro Roosevelt, premio Nobel per la pace, oltre che 26° presidente degli Stati Uniti, che unisce, non a caso, in una linea ideale, l’ingresso della casa del Puparo con quella del Gran Camposanto, il cimitero monumentale nel quale, con molta probabilità, Giovanni Cammarata ha imparato l’arte della scultura.

Lui però era un “cementista” come si definiva a chi gli chiedeva il suo mestiere (Zampieri, 2014), e ha deciso di utilizzare il cemento – non la pietra – per dare vita alle sue opere. Cemento e materiali di risulta, rifiuti: dai pezzi di vetro, ai fari abbandonati delle automobili, alle lattine, a quanto trovava nei dintorni, certamente in abbondanza. Da quella che oggi è celebrata come arte del riciclo, Cammarata – prima di ogni politica ecologica – aveva già tratto un’esperienza artistica del tutto singolare, per la sua tipologia e per la zona in cui si è sviluppata: “metti in mano ad un bambino un pennello e non prenderà mai la pistola” era una delle frasi che amava più ripetere. E questo ha fatto, innanzitutto, da solo, come testimonianza non soltanto di un innato talento artistico, ma anche come un programma, si direbbe, socio-politico ante-litteram. Lui conosceva i problemi della zona e, instancabilmente, ne ha coperto i muri di dipinti dai temi mitici e leggendari.

Quando abbiamo proposto ai ragazzi della I B 2013-2014 – all’interno della programmazione di Cittadinanza e Costituzione – di fare una ricerca su questo straordinario personaggio, vicino di casa di alcuni di loro, abbiamo incontrato subito un grande entusiasmo. Cominciando da internet, dalle foto o dalle notizie che vi hanno trovato, alcuni sono partiti in esplorazioni pomeridiane a fare reportages con le famiglie. Abbiamo, quindi, organizzato un’uscita sul territorio, insieme a Pier Paolo Zampieri, ricercatore di sociologia urbana e analisi del territorio, che è stato membro fondatore di Zonaccamarata, un gruppo di persone che ha deciso di prendersi a cuore l’arte di Cammarata e la zona di Maregrosso, con un lavoro di volontariato, mirato, tuttavia, al riconoscimento istituzionale della preziosità dell’opera del Puparo.

La mattina del 27 maggio 2013, abbiamo partecipato, prima, ad una lezione multimediale di Pier Paolo Zampieri in aula LIM, in cui sono state mostrate opere di Cammarata ormai distrutte – le ruspe che hanno spianato il parcheggio del supermercato sono state impietose con la maggior parte della casa – e altre che ancora si conservano presso il Liceo Basile, nel quale si vorrebbe dedicare un’aula-museo proprio a Cammarata. Siamo quindi partiti alla volta della casa, guidati da Pier Paolo, ma anche da S., una delle alunne, che conosce bene la zona e che ci teneva a mostrarci, innanzitutto, il degrado in cui è stata lasciata la zona vicina alle abitazioni dove molti ancora vivono. Il suo senso civico, la combattività per la sua zona di residenza e il suo entusiasmo per la casa del Puparo sono stati per me e Pier Paolo Zampieri molto importanti per vivere al meglio quella mattina. Aperta la magica casa con le chiavi, i ragazzi sono potuti entrare e hanno scrutato ogni angolo, ogni colore, ogni statua, ogni “pupo”, ogni animale mitico. Tutti hanno potuto vedere dal vivo la “Madonna della Birra”...

vista in aula LIM: una Madonna i cui colori del manto e del vestito sono stati ottenuti da Cammarata inserendo nel cemento dei cocci di bottiglie di birra, sia marroni che verdi. E non è un caso, forse, visto che la “Birra Messina”, allora fiorente, si produceva non lontano.

Tutti sono tornati in classe pieni di gioia e dei colori appena visti, e per tutta la settimana hanno parlato dei gruppi scultorei, dei dipinti e dei grandi animali che formavano la piscina, coccodrilli e tartarughe.


Ci eravamo dati appuntamento per sabato 31 marzo 2013, giorno in cui si sarebbe svolta la manifestazione cittadina “Cose da Matti”, organizzata da Zonacammarata (notizie in più si trovano sulla loro pagina FB). Era un sabato pomeriggio e non ci aspettavamo di vedere nessuno di loro. Invece, appena arrivati, siamo stati accolti dal sorriso pieno di vita e di gioia di S., la piccola dal fervente istinto di giustizia sociale, che ha pure avuto il coraggio di chiedere all’assessore alla Cultura, intervenuto in occasione della manifestazione, perché non sistemassero tutta quella zona. Dopo averle spiegato che di questo se ne occupa un altro assessore, S. è stata catturata dalla fantasmagoria dei colori e abbiamo passato un pomeriggio memorabile.

Mentre camminavamo diceva: “Và, prof., questa è casa mia, lo capisce che sono contenta che ci sono cose belle? Questa è casa mia”. Mentre percorrevamo via Roosevelt e poi via Croce Rossa, per arrivare all’atelier d’arte di Linda Schipani – parte di quell’ideale “Zona Cammarata” che abbraccia il quartiere Maregrosso –, dove si sarebbe svolta un’altra parte della manifestazione culturale, S. mi spiegava ad ogni passo cosa c’era lì. Nel grande atelier ha fatto foto, intercalando esclamazioni di sorpresa, alle opere d’arte create con materiali riciclati e poi è voluta anche entrare al “Pensatoio di Vittorio” – ulteriore luogo di cultura outsider nella zona – dove erano esposte le opere di un altro artista outsider messinese, Gaetano Chiarenza, la cui storia artistica è legata alla sua degenza all’Ospedale Psichiatrico Mandalari. Mentre giravamo tra le sue enormi tele, S. non faceva che dire “ma è bellissimo! Guardi questo! Ma prof. è bellissimo!”.

Tantissime persone sono intervenute a questa vera e propria festa per Maregrosso, e con S. siamo stati là in rappresentanza anche della nostra scuola.

Dobbiamo ricominciare a percorrere la strada che ci porta verso il mare, il nostro “mare grosso”. Forse insieme agli altri ragazzi della scuola e alle famiglie più sensibili riusciremo a riscoprire che i frammenti di bellezza possono ancora salvarci proprio dai luoghi più impensati.

Speriamo che il progetto “La scuola adotta un monumento”, di cui sono referente, e che gestiremo in collaborazione con “Zonacammata”, possa aiutarci - coma auspica, innanzitutto, la Dirigente Giusi Scolaro - a realizzare il sogno del Cavalier Cammarata: fare di Maregrosso la “Via delle Belle Arti”.

Rita Fulco

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